Storia

Il nome di Chigiano è riportato in numerosi documenti pergamenacei del secolo XV, ma senza dubbio la nascita del borgo risale a molto tempo prima. Fin dal secolo IX, infatti, i monaci benedettini avevano scelto le valli del comprensorio del monte San Vicino, fertili e appartate, per svolgere la loro opera di preghiera e di lavoro. L’Abbazia di S. Maria in Valfucina (sec. IX), vivo centro di cultura con la sua ricca biblioteca, il monastero di S. Clemente (sec. XI) e quello di Roti (sec. XI), alimentavano una fitta rete di attività agricole e pastorali che portarono alla nascita di numerosi agglomerati abitativi, disseminati nel territorio.

La Valle Riola, ora Valdiola, formata dal fiume Musone fin dalla sua sorgente che dista pochi chilometri alle spalle di Chigiano, costituiva una importante via di comunicazione tra i centri monastici e collegava l’intera zona con la piana di Matelica.

Teatro San Severino Marche

Teatro di San Severino Marche

Il territorio circostante, organizzato in ville e castelli, gravitò fino a tutto il secolo XVattorno alla città di San Severino, partecipando alle tumultuose vicende di quel comune che vide il susseguirsi du vari dominatori, dagli Smeducci allo Sforza, e fu spesso teatro di cruente battaglie per la conquista di questo o quel castello.

Non di soli eventi bellici fu caratterizzata la storia di Chigiano: nonostante si trattasse di un agglomerato rurale, le sue chiese furono decorate da importanti pittori, specialmente nei secoli XV e XVI. In quel tempo a San Severino, ad attestare la continuità della scuola dei Salimbeni, maestri del “gotico cortese”, erano attivi diversi prestigiosi pittori: Lorenzo D’alessandro, morto nel 1515, Bernardino di Mariotto da Perugia, che lavorò a San Severino fino al 1521, Giovangentile e Antonio, figli del D’Alessandro. Proprio su questi i critici fanno riferimento per l’attribuzione dei molti affreschi presenti nelle chiese di S. Maria di Valle Riola, di S. Gregorio e della vecchia parrocchiale di S. Savino. Queste chiese furono costruite con la collaborazione dei cosiddetti “mastri da muro comacini”, abili architetti e muratori lombardi che dal ‘300 avevano costituito una nutrita comunità nel sanseverinate. Resti di un affresco del ‘500 sono ancora visibili in una nicchia esterna del Palazzo Paladini.

La famiglia Paladini compare in alcuni documenti della seconda metà del ‘600 come la maggiore per importanza e possedimenti.

La loro dimora, che domina il borgo con la sua mole ed è tuttora chiamata “Il Palazzo”, era decorata con affreschi e dipinti; sulla volta del salone campeggiava lo stemma di famiglia.

A partire dal 1586, anno in cui San Severino venne elevata al rango di “città” dal papa Sisto V, la vita di Chigiano scorse relativamente tranquilla confondendosi con quella delle ville circostanti, con i lenti ritmi di un’economia prettamente agricola e pastorale, scanditi dalle ricorrenze religiose.

Una mappa del Catasto Gregoriano dei primi anni del ’800, indica molto dettagliatamente l’assetto urbanistico fatto di vicoli e gruppi di case minute. Tale assetto si è conservato praticamente immutato fino ai nostri giorni.

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